RAMIRO IBAÑEZ

RAMIRO IBAÑEZ

Ramiro Ibañez

Sanlúcar de Barrameda, Andalusia - Jerez

 

Quando parla Ramiro le persone stanno in silenzio, ascoltano quello che ha da dire. È una persona seria, con lo sguardo concentrato ed ha una competenza da lasciare a bocca aperta; poi un sorriso lascia intravedere quel carattere buono e sensibile che lo rende tanto grande.

Ramiro Ibañez oltre ad essere un enologo, laureato presso l'università di Cadiz, oggigiorno consulente delle cantine tra le più prestigiose di tutto il marco de Jerez, è uno dei personaggi di spicco quando si parla di produttori dei grandi vini da pasto non fortificati di Jerez. Dulcis in fundo, insieme al suo amico Willy Perez sono proprietari del rinato marchio avanguardista De La Riva.

Il progetto Ramiro Ibañez si sviluppa nella sua città di natale, Sanlúcar de Barrameda. Questa città ci piace definirla una città barrio; el barrio in spagnolo significa quartiere, di fatto quindi una città quartiere con tutte le dinamiche che questo comporta: conoscere tutti, sapere di tutto e di tutti, la piazzetta dove i signori bevono il caffé, la signora che rientra da fare la spesa con il sacchetto in una mano e bottiglione nell'altra, gli orti colorati di verdure ed alberi di frutta.

Le persone di Sanlúcar sono autentiche, mangiano i prodotti della terra e del mare e bevono il loro vino di casa, scorrevole e salato. Sanlúcar de Barrameda all'interno del marco de Jerez è la città più atlantica e fresca, i suoi vigneti vivono l'influenza dell'Oceano. È così speciale che il fino a Sanlúcar prende un nome proprio: la Manzanilla.

I suoli sono bianchi, bianchissimi; protagonista è l'albariza del marco de Jerez, caratteristico calcare comune a tutta la zona, nonostante questo però sono presenti tipologie di albariza differenti che creano condizioni di crescita alle piante distinte.

Ramiro legge il suo territorio di Sanlúcar de Barrameda e si fa pioniere di una riscoperta di vini tradizionali di Jerez non fortificati, i vini da pasto, fermentati ed affinati in botas de Jerez. La gamma prevede le declinazioni di UBE, vere e proprie interpretazioni di terroir dal Miraflores ad El Reventon o il Maína, per attraversare diversi tipi di suoli.

Quelli di Ramiro Ibañez sono tra i vini più sorprendenti e puri che possiamo conoscere di questa zona e sicuramente una delle grandi rappresentanze oggigiorno di questa Spagna sempre più intrigante per gli appassionati di vino.

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DE LA RIVA

M. ANT.° DE LA RIVA

M. Ant.° de La Riva

Jerez de la Frontera, Andalusia - Jerez

 

Manuel Antonio de la Riva y Pomar è nato a Ruiloba, vicino a Santander, nel 1838. All'età di 20 anni si trasferisce a Jerez dopo aver acquisito un'azienda storica del 1776 che possedeva delle vecchie solera di grande pregio.

Manuel Antonio era proprietario di 53 ha all'interno del pago Macharnudo, il pago più importante della città di Jerez, oggi lo chiameremmo un Grand Cru, all'interno del quale contava delle proprietà di Viña la Riva, Viña Sabel e Viña Los Arcos. Manuel Antonio è stato un fervente difensore di Jerez promuovendo all'epoca la creazione di un'istituzione che garantisse la protezione ed il prestigio di Jerez.

L'azienda rimase all'interno della famiglia fino al 1970 quando Pedro Domeq la comprò ma perse quel carattere che sempre l'aveva contraddistinta.

Nel 2016 Willy Perez della Bodegas Luis Perez insieme all'amico Ramiro Ibañez, ebbero l'opportunità di comprare la proprietà. Oltre che all'amicizia i due sono legati dai grandi studi che hanno fatto in tutta la DO di Jerez, sia a livello storico che geologico, e negli anni hanno creato una vera e propria zonazione delle zone più vocate del marco.

Il progetto M. Ant.° de La Riva rappresenta per Willy e Ramiro un luogo dove poter lavorare quasi in maniera accademica per andare a imbottigliare vini profondamente autentici della DO di Jerez, sia nei vini de pasto, ovvero vini fermi secchi, come anche per i vini classici fortificati. Chiaramente la flor caratterizza tutti i vini a base Palomino regalando delle emozionanti sfumature ossidative.

La produzione di questa azienda è estremamente confidenziale, per veri appassionati e per persone che vogliono raccontare qualcosa di diverso, di altissimo livello. Gli imbottigliamenti di De la Riva talvolta possono contare anche solo poche decine di bottiglie, delle chicche, che sorprenderanno per materia e complessità ogni persona che avrà la fortuna di bere questi capolavori della zona vitivinicola più calcarea del mondo. Chiamasi, Albariza.

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ARTUKE

ARTUKE

Artuke

Baños de Ebro, Rioja Alavesa - Rioja

 

Nel 1981 Cesareo de Miguel spese tutti i suoi soldi per piantare una vigna su di una parcella di calcare attaccata alla montagna. La vigna produceva pochissima uva e tutti i paesani lo prendevano in giro perché era stato un loco a piantarla dove non cresceva nulla, solo un folle lo avrebbe fatto.

I paesaggi della Rioja sono davvero speciali e non a caso è una meta turistica piuttosto importante. La Rioja è una regione della Spagna settentrionale, però gode di un clima peculiare perché, nonostante sia vicina in linea d'aria alla costa atlantica, la catena montuosa de La Sierra Cantabria blocca l'influenza atlantica, lasciando spazio al clima continentale.

Alle pendici del versante sud della Sierra Cantabria si aprono distese di vigneti ad alberello che disegnano un paesaggio iconico tagliato dall'andare sinuoso del fiume Hebro, il fiume più grande della nazione.

Ed è all'interno di questo paesaggio che la famiglia de Miguel Blanco coltiva i propri vigneti. Nel 1991 Roberto de Miguel Blanco, viticoltore figlio di viticoltore, decide di iniziare a produrre il proprio vino interrompendo a poco a poco il conferimento delle proprie uve. È stato un passaggio difficile ma fondamentale perché oggi possa esistere la realtà di ARTUKE.

Il marchio è la crasi dei nomi dei due figli Arturo e Kike che da metà anni 2000 sono tornati a casa e hanno deciso di dedicarsi alla crescita dell'azienda di famiglia. Arturo è il volto di ARTUKE e colui che vinifica in cantina, Kike è un appassionato della terra, è viticoltore nell'indole e si prende cura delle vigne piantate dal nonno.

L'obiettivo è portarsi a casa la migliore uva possibile, domando naturalmente il tannino ed avendo un buon frutto fragrante. Si parte dal campo con una viticoltura rispettosa in biologico ed una trasformazione in cantina dei vini secondo una visione che fa parte della modernità della Rioja: frutto, territorio, fruibilità, freschezza e fragranza.

Di solito quando si pensa alla Rioja vengono in mente vini di struttura con parecchia influenza del legno ed importanti tostature. Qui al contrario ritroviamo uno stile contemporaneo nato negli ultimi due decenni ma che come dice Arturo, di fatto prende spunto dalle vinificazioni che faceva il padre, con brevi macerazioni ed affinamenti in cemento e legni.

Arturo dopo anni di vinificazioni decise di imbottigliare una parcella di grande carattere, l'ha chiamata la Finca de los Locos in onore di nonno Cesareo.

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QUINTA DA MURADELLA

QUINTA DA MURADELLA

Quinta da Muradella

Verín, Monterrei - Galizia

 

La Quinta da Muradella di José Luis Mateo nasce nel 1989 e si trova nella DO Monterrei, una piccola zona di confine tra Galizia e Portogallo. È la zona più calda della regione ed ha climaticamente influssi atlantici, mediterranei e continentali.

I suoli sono principalmente di granito, nello strato più superficiale per le zone più antiche, suoli che danno particolare sapidità ai vini; poi troviamo le zone scistose, più calde, dove si hanno strutture e materie più importanti ma con un grande allungo in bocca; infine, le argille che trattengono la poca acqua presente nella zona, che quando hanno componente ferrosa regalano affascinanti speziature ai vini.

La viticoltura è di montagna tra i 400 e gli 800 metri, conduzione in biologico e lavorazione prettamente manuale, specialmente negli impianti ad alberello. Durante una visita nell'estate del 2023 José Luis confida che dopo circa 34 anni di progetto di Muradella finalmente aveva raggiunto consapevolezza del suo territorio grazie allo studio e il lavoro.

In cantina fermentazioni spontanee in acciaio, cemento e botte grande a seconda dei vini. Affinano per lo meno due inverni in cantina e poi in bottiglia fino a quando José Luis li considera idonei alla vendita. La produzione è confidenziale di circa 50.000 bottiglie all'anno dai 17 ha dell'azienda.

La cantina è stata frutto di un percorso: nei primi 10 anni ha cercato di creare una stilistica che gli piacesse, nei successivi 15 ha vinificato principalmente in monovarietale per capire le caratteristiche di ogni vitigno sui diversi suoli. Ed è dal 2018 circa che crede di aver trovato l'equilibrio ideale nell'assemblaggio in vinificazione delle varietà, definendo così la sua gamma classica in bianco ed in rosso: Candea, Alanda, Gorvia, Muradella, ai quali non mancano mai cuvée di sperimentazione estremamente confidenziali.

Tutto il suo lavoro è incentrato sulla conservazione e l'espressione territoriale. Oggi José Luis Mateo, classe 1968, è considerato un fenomeno indiscusso a livello mondiale.

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CELLER CREDO

CELLER CREDO

Celler Credo

Sant Sadurní d'Anoía, Penedès - Catalogna

 

Celler Credo è la continuità libera e terrestre del pensiero Recaredo. Un progetto autonomo, dedicato esclusivamente ai vini bianchi fermi del Penedès, prodotti secondo i principi dell'agricoltura biologica e biodinamica, con un'identità nitida: terroir, purezza, uve autoctone.

La gamma di Celler Credo si divide in 3 tipologie: Winner, Xarello e Vida. Nella prima si cercano vini di grande immediatezza e piacere; nella gamma Xarello si cercano espressioni da più semplici a grandi parcelle di questo vitigno identitario del Penedes; nella gamma Vida si cercano espressioni di altre varietà tipiche del penedes provenienti da vigneti con vigne vecchie e unicità all'interno del territorio.

Il cuore dell'interpretazione è lo Xarel·lo, declinato in otto parcelle e vinificazioni monovarietali distinte, per esplorarne profondità, tensioni e potenziale evolutivo. Accanto allo Xarel·lo, Celler Credo porta avanti tre vini singoli da vitigni storici della regione: Macabeu, Malvasia di Sitges e Parellada, letti attraverso un approccio minimalista, vivo e territoriale.

I vigneti, coltivati in biodinamica certificata, sono situati tra i 200 e i 400 metri, su suoli calcarei, sabbiosi e argillosi che definiscono vini salati, asciutti, sottili nella trama. Le fermentazioni sono spontanee, nessun additivo o chiarifica, affinamenti su fecce fini, solforosa minima o assente, nessun maquillage.

Celler Credo è la voce bianca del Penedès più originario: varietale, verticale, essenziale. Un progetto che nasce dentro Recaredo, ma cammina con la propria identità, guidato da un'unica idea: raccontare il Mediterraneo attraverso la profondità delle sue uve storiche.

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RECAREDO

RECAREDO

Recaredo

Sant Sadurní d'Anoia, Corpinnat - Catalogna

 

Recaredo è un simbolo. Fondata nel 1924 da Josep Mata Capellades, nasce da un gesto artigiano – il dégorgement manuale – e diventa, nel tempo, il riferimento assoluto del metodo classico in Spagna. Un nome che supera la denominazione, un marchio culturale del paese, legato a un'idea alta di precisione, terroir e identità.

Visitare Recaredo è stata un'esperienza fuori dal comune, dove si univa il mondo mediterraneo nei vigneti, con le caves che solo in Champagne avevamo visto, il tutto unito da un gesto artigiano dalla terra alla bottiglia.

Siamo nel Penedès, in Catalogna, su colline di origine marina chiamate Serral, rivolte al massiccio del Montserrat. Marne calcaree e gesso definiscono suoli luminosi, asciutti e profondi, vocati da inizio Novecento alla spumantistica.

Dopo quasi cinquant'anni all'interno della DO Cava, Recaredo sceglie di uscire dalla denominazione e diventa tra i fondatori di Corpinnat: un progetto indipendente che tutela qualità, origine e artigianalità. Agricoltura biologica e biodinamica certificata, uve autoctone, vendemmia manuale, vinificazione in cantina, minimo 18 mesi sui lieviti, vigneti di proprietà o in conduzione a lungo termine.

Oggi Recaredo coltiva 80 ettari in biodinamica certificata Demeter e lavora solo con fermentazioni spontanee. L'elaborazione segue un protocollo unico per rigore e coerenza: tiraggio e affinamento con tappo in sughero, lunghi affinamenti sui lieviti, remuage manuale, dégorgement à la volée senza congelamento del collo, nessun dosaggio. Tutto Brut Nature.

Alla gamma storica oggi si aggiungono due nuovi vini che fanno da apertura alla produzione di Recaredo, si tratta del progetto L'Infinit. Un Blanc de Blancs ed un Rosat che vedono l'introduzione di altre varietà autoctone come la Malvasia di Sitges e Sumoll in parte provenienti da viticoltori biodinamici della zona, con minimo 18 mesi di affinamento sui lieviti.

Recaredo è l'espressione massima di un metodo classico mediterraneo: puro, territoriale, verticale, integro. Mito.

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